domenica 14 dicembre 2014

#fotopais : Gli auguri tutti per me

Vi capita mai di sentirvi utili qui ed ora ma allo stesso tempo rendervi conto che il vostro bene è altrove? Vivere per il bene di altri, un bene che in qualche modo gratifica ma anestetizza ed amputa la propria esistenza. Se per questo anno , gli auguri, li indirizzassi tutti a me? Peccherei di egoismo?

Da #FotoPais

sabato 13 dicembre 2014

#musicapais : Quando un Artista sceglie di essere libero

Metto su un cd nel mio modesto impianto HiFi e lo ascolto per la prima volta. Fin dalla prima traccia mi accorgo che suona maledettamente bene, non sono un musicista e non ho particolari doti o competenze ma la qualità è evidente.
Mi viene subito la curiosità e lo dò in pasto a Dynamic Range Meter, il risultato? Una compressione dinamica molto limitata con un dynamic range che va da un minimo di 10 ad un massimo di 13, per chi non sapesse di cosa sto parlando : link

E stiamo parlando di un album del 2014, l'autore? Neil Young (classe 1945) e l'album è Storytone (nella versione deluxe).
Curioso che sia lo stesso autore che, pochi mesi prima, aveva pubblicato lo "scherzo" dal nome "A Letter Home".

Quando un Artista sceglie di essere libero da qualsiasi costrizione, che sia commerciale o di compiacenza.
Consiglio l'ascolto della versione Deluxe nella quale sono presenti 20 tracce, ovvero 10 tracce in versione "solo" e le stesse realizzate in versione orchestrale. Molto interessante sentire , sullo stesso album, due versioni così diverse dello stesso pezzo.

L'album è presente anche su Spotify (chiaramente in qualità ridotta):


martedì 9 dicembre 2014

lunedì 8 dicembre 2014

#paisconsiglia : Spiegazioni dovute

Claudio Messora (Byoblu) : Un'ora e mezza per i soli affezionati, quelli che mi hanno chiesto spiegazioni sul termine della mia esperienza con il Movimento 5 Stelle


Qui potete trovare un indice dei contenuti del video : link
Ho pensato di realizzare questo "indice" per agevolare la visione del video ma consiglio a tutti di visionarlo per intero.

domenica 7 dicembre 2014

Privacy online : come fare cattiva informazione

Cloud
Scrivo questo post dopo aver letto un articolo che ritengo essere "pericoloso" a causa della cattiva informazione che divulga. L'articolo in questione si intitola "Non c'è privacy sulle nuvole!" e potete trovarlo a questo link : leggi
Lo ritengo pericoloso perchè fa passare come "normali" (e quindi accettabili) determinati aspetti della società informatica attuale che sono delle vere e proprie storture.

Ma andiamo con ordine. L'articolo si apre con una netta presa di posizione dell'autore che, per prima cosa, punta il dito contro ciò che lui definisce la "paranoia della privacy". Lui infatti è fiero di esserne immune e scrive :
"sono un utente regolare di internet e dei vari servizi cloud [...] li ho praticamente tutti. E li uso perché mi fanno comodo, affido cioè alla nuvola tutti i miei documenti più preziosi, che non voglio vadano persi da qualche parte sul mio computer. Bruciati da un fulmine o rubati da un ladro qualsiasi insieme al mio portatile. Fermo restando che, se qualcuno pensa che un ladro si intrufoli in casa vostra e voglia carpire i vostri dati, beh credo che abbia visto troppi film polizieschi."
Bene, anche io sono un utente regolare (?) di internet ed utilizzo i servizi cloud, magari non proprio tutti. Anche io li uso perchè sono comodi ma di certo non lo faccio perchè, in caso contrario, rischierei di perdere i miei documenti "da qualche parte sul mio computer". E' il mio computer, come potrei perderli?
I picchi di tensione non mi fanno paura perchè i miei "documenti più preziosi" risiedono su tre supporti differenti, ovvero il mio pc, un NAS, ed un hard disk esterno. Pc e
NAS, essendo collegati alla rete elettrica, sono protetti da due distinti gruppi di continuità , l'hard disk esterno invece è in un cassetto e per danneggiarsi dovrebbe prendere fuoco l'intera casa.
NAS (Network Attached Storage)
Una puntualizzazione : all'interno di questi supporti sono presenti i miei "documenti più preziosi" ma tra questi ci sono diversi livelli di riservatezza. Alcuni di essi, nelle mani di sconosciuti, sarebbero per me una scocciatura e poco altro. Altri invece contengono informazioni sensibili che, nelle mani sbagliate, potrebbero causarmi danni economici o problemi legali se utilizzati in maniera fraudolenta.
Queste informazioni sensibili le ho quindi crittografate , rendendole illeggibili a chi non è in possesso della password corretta.
Riepilogando : un utente consapevole deve essere in grado di valutare caso per caso e decidere se caricare o meno un dato documento su un servizio cloud e, infine, se sia necessario crittografarlo.
Questo perchè un utente consapevole, pur amando i "film polizieschi", sa bene che certe informazioni sensibili sono il pane quotidiano di certi malviventi. Il metodo con cui ne prendano possesso (fisicamente o informaticamente) è , in questo caso, irrilevante.
Poi l'articolo prosegue così :
"Invece no i miei dati stanno sempre là su quelle nuvolette, in un server californiano, in Siberia, o in Giappone chissà, non importa. Dal mio punto di vista, sono una frana con le scartoffie, credo che i file siano molto più sicuri lassù che nelle mie mani, e per di più sono reperibili da qualunque postazione. Questa per me è la sicurezza. La sicurezza di poter gestire e condividere ovunque i miei file e tutte le informazioni più preziose.
Capita poi che diverse persone, mi vengano a dire, guarda io non mi fido. I miei dati li costudisco con me, me li tengo stretti sui miei hard disk. Fai come vuoi, dico io, ma mi viene sempre un po' da ridere. Questa per me più che sicurezza è paranoia.
"
Curioso ritenere sicuri dei server di cui non si conosce niente (la geo-localizzazione è l'ultimo dei problemi) e consegnargli i propri "file e tutte le informazioni più preziose" in maniera tale da renderli "reperibili da qualunque postazione". Peccato che , con un NAS, i file sarebbero a casa tua e sarebbero reperibili con la stessa facilità. 
Paranoia? Io lo chiamerei buon senso e capacità di sfruttare gli strumenti informatici, invece che essere sfruttati da essi.
Circa la sicurezza ne parliamo adesso.
"Ieri ho letto dell’ultimo scandalo che riguarda Dropbox, il più popolare servizio di archiviazione dati sulla nuvola del web: 7 milioni di account del popolare servizio di archiviazione dati sulla nuvola del web sarebbero stati violati e alcune credenziali pubblicate in rete. Il fatto che qualche hacker possa ricattare qualche diva di Hollywood non ha a che fare con la mia vita. Che qualche riservatezza industriale o di natura commerciale sia stata decriptata, mi pare inverosimile, e nell’eventualità non ho di che preoccuparmi.
In questo mondo sempre più digitalizzato, in cui ogni esperienza si riversa via cavo o via etere su qualche hard disk, capita di imbattersi in persone comuni che si comportano come se lavorassero per la Nasa o per qualche gruppo di rivoluzione armata. Ma cosa avete da nascondere? Qualche numero di telefono segreto? Le vostre foto scattate alla Maddalena? Il filmino del battesimo? Mettiamoci anche un paio di video hard o le password di ebay: ma quanto vi credete importanti?"
A questo punto mi chiedo quali siano questi  file e  queste informazioni preziose che l'autore vuole salvare dalla sua incapacità organizzativa, me lo chiedo perchè neanche l'eventualità che il suo account venga violato lo preoccupa minimamente.
Mi viene da pensare che i suoi dati importantissimi siano le foto scattate alla Maddalena, il filmino del battesimo, un paio di video hard e poco altro (già la password di ebay sarebbe troppo).
Adesso capisco perchè l'autore ripone così tanta fiducia nei servizi cloud.
Io non mi credo importante , mi limito ad essere un utente consapevole ed informato; non ho paura che mi venga sottratto il filmino del battesimo, ho paura che mi vengano sottratte quelle poche informazioni necessarie per
compiere un furto d'identità, ad esempio.
Il furto d'identità consiste nell’ottenere indebitamente le informazioni personali di un soggetto al fine di sostituirsi in tutto o in parte allo stesso e compiere azioni illecite in suo nome o ottenere credito tramite false credenziali.
I dati necessari per attuare la frode sono:
  • Nome e cognome
  • L'indirizzo di residenza
  • Il codice fiscale
  • Il numero di telefono
  • Il luogo e la data di nascita
  • Il numero della carta di credito
  • Gli estremi del conto corrente
  • Ed altre informazioni : nomi dei genitori, luogo di lavoro, nome dei figli, ecc.
Tutte informazioni perfettamente reperibili, un pò qua ed un pò là, tra i nostri documenti.
Al furto d’identità è stata dedicata una puntata di Report andata in onda nell’ottobre 2013 :
“In un anno e mezzo, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha contato 93.815 denunce per furto d’identità online e l’agenzia anticrimine dell’Unione europea stima che solo il 30% è segnalato alle autorità competenti [...] Le informazioni rubate sono vendute sul mercato nero, utilizzate per rubare dai conti correnti e anche a scopo estorsivo. Il business, a livello globale, si aggirerebbe tra i 100 e i 500 miliardi di dollari"
"In questo mondo sempre più digitalizzato, in cui ogni esperienza si riversa via cavo o via etere su qualche hard disk" non occorre lavorare alla NASA per avere la consapevolezza che certi dati sono sensibili e quindi vanno protetti nel miglior modo possibile.
La parte successiva dell'articolo è qualcosa di..... indescrivibile!
"Capisco, c’è chi ha bisogno di sentirsi protetto, in uno spazio sacro e inviolabile. Capisco, capisco…Ma allora, dico io, dovreste evitare internet come la peste!
Questo sacro bisogno di intimità appartiene all’educazione, alle buone e sane abitudini, ma non certo a quella che definiamo in modo grossolano la società del futuro. Perché nel futuro, tra massimo una decina anni o giù di lì, la rivendicazione della privacy sarà roba ridicola. Il Grande Fratello potrà liberamente entrare dalle nostre finestre sul mondo, anche senza il bisogno di chiedercelo. È un Grande Fratello diverso da quello di Orwell, che impareremo sempre più ad amare, un po’ bighellone a dire il vero, senza una meta precisa e senza fantasie repressive, se non quella di renderci tutti schiavi-consumatori. Il cui risultato peraltro è già stato raggiunto da tempo.

Sto già sollevando il vostro ribrezzo: io non voglio vivere in quel mondo, sento già dire. Ma ci siamo già dentro fino al collo, ragazzi. Cerchiamo piuttosto di sopravviverci, di surfarci sopra, se serve per non farsi inghiottire. I nostri pensieri, i nostri scatti, i nostri documenti al limite serviranno per qualche campagna di marketing, o saranno incasellati dentro alle schede informatiche di qualche servizio segreto che non saprà bene cosa farsene."
Una specie di trip! Dunque chi vuole difendere la propria privacy deve smettere di utilizzare internet (quando utilizzandola in modo consapevole si possono
ottenere ottimi risultati) e per il futuro dovremo limitarci a cercare di sopravvivere in un mondo in cui accetteremo passivamente di non avere più alcun diritto alla privacy, consci di essere schiavi-consumatori ed ignari che nel mondo esistano persone che compiono reati per i quali dovremo rispondere personalmente.
E tutto questo amando il "Grande Fratello" in una sorta di sindrome di Stoccolma .
A questo punto l'autore dell'articolo ha un singulto di lucidità mentale :
"È naturale l’istinto a salvare il proprio io, a non venire risucchiati. Beh, tanto per cominciare, se non vuoi che rubino i tuoi dati lega il tuo cammello, come ci ricorda la favola araba. Ovvero non usare sempre la solita password per tutti i servizi che hai."
Ma subito il "dark side" ha il sopravvento :
"Oppure fai come me, fregatene. Sappi che qualunque cosa tu stia pensando o facendo potrebbe diventare un atto pubblico, il che sarebbe proprio divertente."
Per decifrare il finale devo recuperare il dizionario di mia sorella, quello per le traduzioni latino/italiano :
"La verità più sconvolgente, miei cari è un altra: in un mondo in cui tutti sanno tutto di tutti, le cose si fanno meno interessanti. Gli scoop non esistono, l’erotismo diventa noioso, le nostre vite private, spogliate di ogni velo, finiscono per diventare più banali e insulse di quanto ci immaginavamo. Dove è finito il corteggiamento, la dissimulazione, la dignità? In tema di privacy e diritti di autore rimango un bastian contrario da sempre. Credo cioè che le idee debbano circolare liberamente, perché non sono di nessuno. Ciò che mi sento di difendere invece è il diritto alla propria dignità emotiva, un valore che nella vita pubblica e tanto meno su internet credo possa trovare dimora. Se avete ancora qualcosa da nascondere tenetevi alla larga da internet."
Ho scritto questo post perchè ritengo che un tema come questo non possa essere liquidato con articoli raffazzonati. Ritengo "pericoloso" un articolo del genere perchè tende a sminuire delle problematiche reali che colpiscono migliaia di persone nel mondo.
Lo ritengo "pericoloso" perchè lascia trasparire un senso di rassegnazione verso un futuro (ed un presente) pieno di storture che devono essere "combattute" e non accettate passivamente.


Per concludere vi dirò, secondo me, come ci si deve comportare con i nostri file veramente importanti ed i servizi cloud.
I servizi cloud sono molto comodi e non tutti possono avere un NAS a casa quindi il mio consiglio è questo : caricate "in chiaro" sul cloud soltanto il materiale che non contenga informazioni sensibili (vedi lista sopra). Se proprio avete la necessità di caricare dei dati sensibili allora installate un software di crittografia sul vostro pc e crittografate i file inserendo una password, in questo modo soltanto voi potrete accedere a quei file.
Inoltre non fidatevi al 100% di servizi gratuiti di terze parti ma fate una copia dei vostri file su un semplice hard disk esterno, prevenire è meglio che curare.
La scusa "vuoi che capiti proprio a me" non vale.

Un programma semplice e comodo è AxCrypt

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