lunedì 25 maggio 2015

#infografica : Le menzogne del regime


Ogni regime totalitario necessita delle menzogne per legittimarsi, Unione Europea inclusa.
Fascismo, Nazismo e Comunismo ricorsero alle più disparate tecniche di propaganda, eppure al confronto gli addetti dei vecchi regimi non sarebbero neanche degni di sciogliere i legacci dei sandali ai moderni manipolatori Europeisti.
La verità è temuta dal potere in quanto potenzialmente destabilizzante e quindi, se si vuole mantenere sotto controllo un gran numero di persone senza ricorrere all’uso della forza, si deve cercare d’influenzare il loro pensiero, diffondendo degli appositi messaggi.
Affinché l’azione di condizionamento abbia l’effetto desiderato è necessario ricorrere a dei potenti mezzi di comunicazione, come la stampa, il cinema, la radio, la televisione o l’odierna rete delle reti: Internet.
Così come il Fascismo poteva contare sull’Ente italiano per le audizioni radiofoniche, meglio conosciuto con la sigla EIAR, anche l’Europeismo, in Italia, può far affidamento sulla Radio Televisione Italiana S.p.A., altresì nota come RAI, che è la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo sul territorio italiano.
Ovviamente, come in ogni regime che si rispetti, le reti che curano il servizio pubblico non possono esimersi dal dover assolvere gli oneri inerenti la propaganda, ed in particolar modo la R.A.I, stando al numero dei ridicoli spot propagandistici a stampo europeista andati in onda negli ultimi tempi, non lesina di certo tempo e spazio per quanto concerne i servigi da elargire al potere.

Il tipico spot europeista esalta la gloria, le virtù e gli strepitosi successi dell’Unione Europea, se non fosse che i messaggi in esso contenuti si rivelano puntualmente faziosi, falsi e tendenziosi…
Del resto innanzi ai continui disastri socio-economici, in gran parte causati dall’introduzione forzosa di un marco tedesco camuffato a cambi fissi, vale a dire l’Euro, gli addetti alla propaganda non possono far altro che inventare di sana pianta successi e conquiste mai raggiunti spacciandoli per la più candida delle realtà, facendo anche leva sull’irrazionalità e l’ignoranza della massa, oltre che sui più tipici sentimenti umani, come la paura, arrivando a scomodare concetti come la guerra o la sicurezza alimentare.
L’ultima creazione propagandistica è stata diffusa di recente in onore della “Festa dell’Europa” del 9 maggio 2015 anche se, prima di ogni altra cosa, sarebbe interessante riuscire a comprendere che cosa ci sia da festeggiare, viste le condizioni in cui versa l’Euro-zona.
Forse si festeggia una moneta unica gestita da una banca centrale, privata ed indipendente, che privando i popoli della sovranità monetaria li rende schiavi di un debito inestinguibile e dei continui ricatti di un mercato sempre più agguerrito e globalizzato?
Può darsi che si festeggino i privilegi della casta, lo strapotere delle banche, della finanza e del capitale? Oppure l’introduzione del TTIP, del Fiscal-Compact e del MES?
Magari si festeggia l’elevato tasso di disoccupazione, l’emigrazione forzosa di chi non riesce a trovare lavoro o la diminuzione dei diritti per chi ancora un lavoro ce l’ha?
Forse si festeggia l’aumento del divario sociale e quindi si brinda ai 120 milioni di poveri che ci sono oggi in Europa?
Chissà, probabilmente si festeggia l’avanzamento dell’età pensionabile e il passaggio dal retributivo al contributivo?
Oppure la svendita delle eccellenze pubbliche e la continua opera di privatizzazione dei servizi come la sanità?
E che dire del fallimento delle piccole-medie imprese italiane e della delocalizzazione, o delle guerre condotte per accaparrarsi il predominio sulle risorse con la legittimazione mediatica derivante dal terrorismo?
Può darsi che si festeggi la disperazione del popolo greco, che dopo gli ultimi tagli imposti dalla Troika ha visto aumentare la mortalità infantile del 43%?
Oppure si festeggia l’assenza della democrazia e di una prospettiva serena per il futuro…
Tutte questioni che non vengono minimamente menzionate negli spot europeisti ma che, come tutti possono verificare personalmente, corrispondono alla cruda realtà…
e invece, stando alla rosea e manipolatrice visione propagandistica diffusa dalla RAI, scopriamo che (cito testualmente):«Sei nata con la guerra, grazie all’Europa hai vissuto nella pace».
Infatti l’Unione europea si è adoperata talmente tanto per la pace, che nel 2012 è stata addirittura insignita del Premio Nobel, un’onorificenza dall’indiscusso valore riconosciuta anche al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, “per aver esportato pace e democrazia ricorrendo a bombardamenti e a invasioni militari”, ehm pardon, “per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”.
Tutto questo impegno per il benessere degli esseri umani, ovviamente, richiede un investimento pubblico complessivo per i paesi membri pari a 311 miliardi di dollari all’anno, che servono a coprire le “spese per la difesa”, alla faccia dei poveri e dei disoccupati.
Del resto si sa, per mettere in atto le “missioni di pace” servono una nutrita schiera di militari con i loro costosi ammennicoli di morte, quali fucili, aerei da guerra, droni, bombe etc…
L’opera di mistificazione della realtà continua con un generico: «assieme ai vostri colleghi europei garantite più sicurezza».Come no, infatti l’aumento della disoccupazione, del divario sociale, la diminuzione dei diritti, sono tutte condizioni che notoriamente conducono ad un aumento della sicurezza.
Non a caso in Italia negli ultimi due anni è stato registrato un incremento della criminalità pari al 126%, come di recente pubblicato dall’istituto di ricerca socio-economico Censis.
Ma i messaggi incalzano, neanche un secondo per riflettere e subito l’attenzione viene rapidamente spostata dalla pace all’istruzione:«L’esperienza di studio a Malta ti sta aprendo nuove opportunità…».Si tratta di un chiaro riferimento all’Erasmus, un meccanismo d’integrazione forzoso introdotto nel 1987 per incrementare la mobilità dei moderni schiavi, ovvero i lavoratori, una chiara organizzazione figlia delle esigenze del capitale, che spinge nella direzione della globalizzazione.
Lo spot vorrebbe lasciare intendere che questa “opportunità” sia applicabile alla totalità degli studenti, mentre invece, dati alla mano, ne interessa un numero esiguo prossimo alle 25.000 unità all’anno.
Passare 6 mesi all’estero ha chiaramente un costo che non tutti possono permettersi, e la borsa di studio prevista non copre che una ben minima parte delle spese effettivamente necessarie.Chi ha concepito il messaggio, inoltre, evita accuratamente di dire che il numero dei nuovi iscritti alle università italiane è di 267.076 studenti all’anno, un dato in forte diminuzione, tanto che per trovare l’ultima volta che il numero dei nuovi iscritti ha toccato questo livello bisogna tornare indietro fino al 1988: un chiaro segnale del decadimento socio-economico-culturale italiano.Magari se si destinassero maggiori fondi all’istruzione, invece che alle “missioni di pace”, gli studenti italiani potrebbero avere l’opportunità di studiare gratuitamente in una scuola pubblica efficiente e di alta qualità, senza alcun bisogno di sbandierare futilmente l’elitario vessillo dell’Erasmus.
Ma il Goebbels di turno continua affermando in modo del tutto anacronistico:«Con i cantieri europei hai trovato un lavoro» che, detto in un periodo dove regna la disoccupazione, rappresenta una chiara ed inaccettabile presa per i fondelli.
Eppure lo spot continua asserendo che «grazie ai fondi comunitari hai avviato la tua impresa».Sì, mentre al contempo, grazie all’austerità imposta dalla Commissione europea, ne chiudevano circa 260 (al giorno!).
Ma le castronerie in ambito lavorativo continuano, perché grazie alla R.A.I. scopriamo che «un’azienda italiana ti ha offerto un lavoro a Parigi, è stata dura ma ora sei molto soddisfatto».
Ancora una volta si cerca d’indurre l’idea che un singolo caso sporadico, per quando poco probabile anche se possibile, possa essere esteso alla massa dei lavoratori, che in realtà è disperatamente alla ricerca di un qualsiasi lavoro, in un clima volto alla “restaurazione” del lavoro servile.
La mancanza di alternative, che induce l’obbligo di dover andare necessariamente all’estero anteponendo il dover lavorare forzosamente ai legami affettivi instaurati con le persone che si conoscono e con la propria terra natia, viene addirittura trasformata da palese forma d’ingiustizia e di violenza in una rosea e auspicabile prospettiva di cui vantarsi, sottolineando che “inizialmente è stata dura”, ma che dopo sei “molto soddisfatto”.Ah, davvero? E perché non può essere il contrario, dal momento che ora sei un migrante costretto a lavorare a qualsiasi condizione pur di sopravvivere, che si trova lontano dal suo paese d’origine?
Ma la propaganda incalza ancora affermando che «oggi in Europa puoi vivere, viaggiare, lavorare dove vuoi», come se in passato non si potesse né vivere, né viaggiare o il lavoro all’estero fosse negato in maggior misura rispetto ad oggi.
Evidentemente si cerca di rafforzare ulteriormente un frame funzionale al sistema; sembra quasi che lo spot ci stia dicendo: “lavorare forzosamente fuori dall’Italia per sopravvivere è cosa bella, giusta e auspicabile!”.
Eppure il dover andare forzosamente all’estero a lavorare, non è affatto una cosa di cui bearsi, ma un chiaro segnale dell’inefficienza di un sistema socio-economico, tipico di una nazione che sta subendo gli effetti di una profonda crisi.Tutti noi abbiamo sentito parlare dei nostri nonni/bis-nonni che emigrarono in cerca di lavoro, molti dei quali, purtroppo, non trovarono alternativa alla miniera, e così barattarono un misero stipendio con la propria salute, pur di mantenere la propria famiglia.Quelle persone sarebbero rimaste ben volentieri in Italia, se solo le condizioni economiche glielo avessero permesso, e ora, grazie agli strepitosi successi dell’Europa Unita, stiamo rivivendo una dinamica simile a quella dei nostri antenati.Da questo punto di vista, grazie all’Europa unita, siamo tornati indietro di circa un secolo fino all’epoca della grande emigrazione italiana. Che strepitoso successo!

Ma ancora non basta! Il gran finale riserva la summa propagandistica:«con l’Europa unita puoi dare un futuro ai tuoi figli. L’Europa è anche tua».Proprio così: un futuro incerto, fatto di fame, di emigrazione e di sfruttamento, in un mondo sempre più ingiusto e diseguale, accecato dalle esigenze di potere e di profitto delle banche, della finanza e del capitale.
Il nostri figli giudicheranno l’operato degli europeisti, sempre se riusciranno a trovare la forza cognitiva necessaria per destarsi dal torpore indotto dalla continua propaganda, e a quel punto l’attuale classe dirigente verrà giudicata per ciò che è stata: un manipolo d’individui insulsi, privi di etica, morale e umanità, totalmente asserviti alle esigenze del capitale che, pur di realizzare le condizioni necessarie per assicurare il profitto ad una minoranza, non ha esitato a sacrificare il benessere e la felicità di milioni di esseri umani.

Riunione automobili centenarie (Bolgheri)

Riunione delle automobili centenarie (quinta edizione) organizzato dal Garage del Tempo (www.garagedeltempo.org) nei giorni 23 e 24 Maggio 2015 a Bolgheri.
Di seguito il filmato da me realizzato per l'occasione :


Vetture presenti :

BUICK D44 - 1916
DE DION BOUTON AV - 1907
FIAT ANSALDI BREVETTI - 1908
RENAULT  4,5 HP - 1904
BRADBURY  4 HP  (moto) - 1910
CADILLAC 57 - 1918
PEUGEOT TIPO 69 Bébé - 1905
UNIC TOURER - 1908
BUICK - 1910
ISOTTA FRASCHINI FENC - 1908
FIAT TIPO 2 - 1912
FORD T - 1910
LANCIA THETA  SPORT - 1915
DE DION  BOUTON EA - 1913
PANHARD-LEVASSEUR B2 - 1898
SPA 25/30 HP - 1910
RMC SEABROOK - 1911
HUPMOBILE TIPO 20 - 1909
HUPMOBILE 32 TORPEDO - 1914

HOBART (moto) - 1904

Ringrazio Nino Delogu, presidente dell'associazione, per avermi fornito la lista completa delle vetture.

Nel filmato manca una vettura (credevo di averle riprese tutte, accidenti...) quindi inserisco le seguenti tre foto :




domenica 24 maggio 2015

#fotopais : Il caldo e il freddo


Non sono credente e quindi non frequento abitualmente le chiese, ma quando ho l'occasione di farlo mi piace visitarle. Se mi piacciono? E' un gusto amaro con un piccolo retrogusto dolciastro, e non amo le cose amare, tollero giusto il caffè.
Non ho ancora capito se ad attirarmi è quel flebile retrogusto o qualcosa che devo ancora mettere a fuoco. La cosa certa è che dopo pochi minuti mi sento fuori luogo. In questa foto mi sono soffermato su un dettaglio che presenta un'altra contrapposizione, quella tra il caldo del fuoco e il freddo del metallo, un metallo segnato dai migliaia di fuochi che ha sorretto nel tempo.

sabato 23 maggio 2015

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