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sabato 28 marzo 2015

Non siete Stato voi



"Non siete Stato voi" di Caparezza dall'Album "Il sogno eretico"

Testo :

Non siete Stato voi che parlate di libertà come si parla di una notte brava dentro i lupanari.
Non siete Stato voi che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari.
Non siete Stato voi che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti.
Non siete Stato voi che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non siete Stato voi né il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un'udienza.
Non siete Stato voi che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza.
Non siete Stato voi che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi.
Non siete Stato voi che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti.
Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti.
Non siete Stato voi che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa.
Non siete Stato voi che rimboccate le bandiere sulle bare per addormentare ogni senso di colpa.
Non siete Stato voi maledetti forcaioli impreparati, sempre in cerca di un nemico per la lotta.
Non siete Stato voi che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta.
Non siete Stato voi col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi.
Non siete Stato voi che meritereste d'essere estripati come la malerba dalle vostre sedi.
Non siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non siete Stato voi che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure.
Non siete Stato voi che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non siete Stato voi che fate leggi su misura come un paio di mutande a seconda dei genitali.
Non siete Stato voi che trattate chi vi critica come un randagio a cui tagliare le corde vocali.
Non siete Stato voi, servi, che avete noleggiato costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete voi confratelli di una loggia che poggia sul valore dei privilegiati
come voi che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno di voi, implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio:
'Non sono stato io'.

#infografica : L'inerzia dei giusti


In un suo famoso aforisma Albert Einstein affermava: «Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare». C’è di peggio, non solo i giusti se ne stanno a guardare, ma collaborano attivamente con i malfattori per realizzare quel disastro che abbiamo anche il coraggio di chiamare società. Non solo andiamo in cerca spontaneamente del nostro sfruttamento, ma siamo anche soliti ringraziare gli sfruttatori, ammirandoli e rivolgendoci a loro con i termini di benefattori, datori di lavoro o imprenditori, guardandoli con senso di stima, di rispetto e forse con un po’ d’invidia, arrivando addirittura ad ambire alla loro posizione sociale. Ma chi asserve altri esseri umani per il profitto non dev’essere preso come esempio, né tanto meno dev’essere stimato. Lo scopo di quegli individui non è assicurare il benessere degli esseri umani, bensì soddisfare un proprio egoistico bisogno, avvalendosi del meccanismo della subordinazione.

Non ci dev’essere alcun rispetto per chi tratta gli esseri umani come un mezzo e non come un fine.

Dall’altro lato, nel dualismo capitalista-proletario, ci sono i subordinati; quelli che pensano di essere liberi e non si rendono neanche conto di appartenere a pieno titolo alla categoria dei moderni schiavi. Il sistema si è impegnato a fondo per convincerli a bramare la propria schiavitù, illudendoli che lavorare per conto di altri sia un modo dignitoso di vivere, del tutto necessario se si vuole portare a casa il pane, oltre che una qualche presunta forma di libertà. Ma dov’è la libertà in una società che costringe a sacrificare la maggior parte del tempo della propria unica esistenza per lavorare? Un giovane lavoratore fresco, vitale e cognitivo, dopo pochi anni di lavoro pieno si trasforma in un essere mediocre, in pieno decadimento fisico e mentale, che sopravvive per inerzia nella sua inutile esistenza da schiavo del capitale.

Come se non bastasse il frutto del lavoro di ogni subordinato viene ripartito in modo fortemente iniquo: la sua paga gli consente a mala pena di arrivare a fine mese, mentre tutto il resto viene destinato a soddisfare l’insaziabile esigenza di profitto di un numero non ben definito di sfruttatori parassitari.

Perlomeno un tempo la classe lavoratrice era consapevole della propria condizione e lottava per raggiungere l’emancipazione. Oggi invece il subordinato medio, dopo anni d’indottrinamento mediatico, è completamente disorientato ed è in grado persino di ringraziare gli schiavisti per l’opportunità di essere sfruttato! Così, invece di allevare una nuova generazione di rivoluzionari che ambiscono a costruire una società migliore, gli stessi subordinati contribuiscono a mantenere in essere gli schemi mentali diffusi dal potere, spingendo le nuove generazioni ad imitare i comportamenti dei loro genitori. Trovati un bel lavoro e che sia totalizzante ed alienante, i parassiti hanno bisogno del tuo sfruttamento; comprati una bella auto, uno smartphone e dei vestiti di marca, in modo da poter vantare l’appartenenza ad un grado sociale più elevato, altrimenti poi il meccanismo del profitto si blocca; accendi un mutuo per acquistare una casa, gli azionisti hanno bisogno di te; ma soprattutto, guarda la tv, vai al cinema, leggi i giornali, tieniti informato sulle notizie di cronaca e su tutte le cazzate che vuoi; vai a messa, prega e credi a quello che ti dicono gli stregoni, ma stai sempre ben attento ad evitare di pensare in modo scettico e razionale, in modo tale da non riuscire mai e poi mai a comprendere la verità.

Nel vangelo di Matteo sta scritto: «amerai il prossimo tuo come te stesso»; eppure questo comandamento sarà del tutto inutile fin quando non inizieremo ad amare noi stessi.

Non c’è amor proprio in questa società, perché chi si lascia sfruttare non si ama; non ci sarà dignità fin quando anche un singolo individuo sarà disposto a tollerare il proprio sfruttamento o la propria privazione di libertà; non ci sarà nemmeno alcun rispetto né per se stessi né per il prossimo se continueremo a lasciarci sfruttare e a tollerare che lo sfruttamento avvenga nei confronti degli altri. [...] Volete che lo sfruttamento finisca? Bene! Non concedetevi agli sfruttatori, trovate un altro modo per vivere e agite in prima persona nei confronti di chi sfrutta [...]. In un’organizzazione sociale degna di una comunità di esseri che amano definirsi umani, il ruolo dello sfruttatore non dovrebbe esistere e affinché questo passaggio avvenga è assolutamente necessario che gli individui non siano più disposti a farsi sfruttare né a tollerare lo sfruttamento altrui. Ricordate: chi è disposto a farsi sfruttare [...] è complice degli sfruttatori, in quanto rende possibile il perpetrarsi delle condizioni d’asservimento per se stesso e per il resto dell’umanità.

#fotopais : Buonavita


Al giorno d'oggi quando si ha una particolare voglia è sempre più facile soddisfarla, magari grazie al vicino ipermercato. Tutto è a nostra disposizione e lo è 365 giorni all'anno, al punto che appare inutile consigliare il consumo della frutta e della verdura di stagione se prima non si è spiegato quale essa sia.
Sarebbe interessante fare un sondaggio del genere, in qualche reparto di ortofrutta : "In questo periodo qual'è la frutta e la verdura di stagione?" In quanti secondo voi saprebbero rispondere?
E tu? Sai rispondere?
Invece sappiamo benissimo cosa mangeremo per pranzo perchè all'interno di un ipermercato non sarà certamente difficile trovare tutto il necessario per soddisfare le nostre esigenze (o voglie) del giorno.
Avere un piccolo terreno, con un orto e qualche pianta da frutto ti fa invece prendere consapevolezza che la natura ha le sue esigenze ed i suoi tempi, secondo un ritmo lento ma costante che rappresenta il vero orologio del mondo e che ne scandisce i suoi reali e sostenibili tempi.
L'orologio che avete al polso, invece, scandisce i tempi dell'ipermercato che sono i tempi del capitalismo e della finanza, tutte cose che non hanno niente a che fare con l'uomo e la natura ma ne condizionano l'esistenza in maniera devastante.
L'anno scorso ho piantato un ciliegio, per la precisione un ciliegio Lapins, che quest'anno ha fatto i primi fiori, come potete vedere dalla foto.
Questo vuol dire che a fine giugno mangerò le prime ciliegie? Le mangerò di sicuro, se andrò all'ipermercato, e probabilmente non dovrò neanche aspettare giugno per trovarle e potrò soddisfare la mia voglia fino a dicembre.
Ma il mio ciliegio ha altri programmi per me, ci vorranno ancora tra i 5 ed i 10 anni prima che inizi a fruttificare in modo efficace ed io possa togliermi la voglia delle ciliegie.
E questo se verrà accudito al meglio, se la fortuna starà dalla nostra parte e se io sarò ancora vivo!
Tutto questo per dire cosa? Vorrei solo far riflettere su quanto siano scollegate le sovrastrutture umane dalla natura su cui devono forzatamente poggiare per reggersi in piedi.
Per avere le ciliegie "365 giorni" all'anno occorre piegare l'orologio della natura in funzione di quello finanziario, oppure occorre far viaggiare delle ciliegie per migliaia di chilometri per soddisfare una semplice voglia giornaliera.
Le sovrastrutture però possono essere plasmate se non sostituite del tutto, la natura invece, la madre Terra, è una soltanto.
Oggi ho augurato una buonavita al mio ciliegio, la speranza è di accompagnarlo lungo il tragitto.

venerdì 27 marzo 2015

Il consumismo e la manipolazione delle masse

Fonte : informazioneconsapevole.blogspot.it


Nato negli Stati Uniti D'America e diffuso su larga scala prima in Europa e poi sempre di più nel mondo intero , attualmente il consumismo è il sistema economico dominante , anche se negli ultimi anni è sempre più in rapida discesa e si prospetta per il futuro un suo graduale superamento . L'era consumista è legata a quella che viene definita come la "società dell'immagine" , che ha favorito la progressiva mercificazione di ogni aspetto della vita sociale e non . Un fattore imprescindibile per l'affermazione su vasta scala e per il consolidamento del sistema consumista è stato ed è tutt'ora il massiccio utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa , a partire dalla televisione , per orientare e plasmare i cittadini , in modo da aumentare a dismisura la massa di potenziali clienti e/o consumatori utili per vendere sempre di più prodotti e illusioni a buon mercato , e in questo modo ricavarne un'abbondante profitto nonchè una cospicua dose di influenza e potere . In questo articolo mi occuperò dell'origine di questo sistema e di come si è potuto imporre concentrandomi principalmente sulla figura di Edward Bernays , considerato come il pioniere di tutto questo .
Edward Bernays e la manipolazione delle masse 
Personaggio chiave per la nascita del sistema consumista , il pubblicista e pubblicitario Edward Bernays , insieme a Walter Lippmann e Ivy Lee è considerato anche il pioniere delle moderne pubbliche relazioni nonchè della moderna manipolazione delle masse che viene attuata sopratutto grazie all'utilizzo dei mass media , e che è stata descritta  in modo ottimale dal teorico della comunicazione e linguista più importante contemporaneo  Noam Chomsky , nella sua  lista delle 10 strategie della manipolazione mediatica . 
1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.
4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…
7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).
8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!
10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
Essenzialmente l'obiettivo di Bernays era quello di perfezionare le tecniche di propaganda e di persuasione a lui contemporanee al fine di renderle ancora più subdole e al contempo dare una parvenza di libertà in modo da occultare , perlomeno a livello conscio , la manipolazione sottostante . Difatti  la "libertà di scelta" a livello commerciale , ma anche politico , esiste solo formalmente ma non nella realtà . Chiaramente ci si può orientare tra tantissimi e diversi prodotti , ma l'elemento fondamentale è che si pensa che non se ne può fare a meno , e questo è stato ed è l'obiettivo della suddetta persuasione : l'induzione alla  dipendenza dalle strutture fondanti la società del consumo ,  che con il tempo si è fatta sempre più totalizzante e uniformante tanto da far credere che non possano esistere alternative credibili ad essa . L'opera principale di Bernays fu "Propaganda" , un libro scritto nel 1928 in cui argomentava che per poter funzionare la cosiddetta democrazia moderna deve essere guidata da un'elitè che pianifica e controlla ogni aspetto della vita culturale , politica , e se possibile sociale del paese , impedendo in questo modo che gli individui di per sè e il popolo  possano avere qualche voce in capitolo , in quanto considerati portatori di " spinte disgregatrici " . Un'altro suo classico è "Cristallizing Pubblic Opinion" del 1932 , che ispirò  , tra gli altri , anche il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels .
La manipolazione psicologica 
Bernays si ispirò principalmente ai concetti espressi da Gustave Le Bon  in "Psicologia delle folle"  , considerata la sua opera più importante nonchè il testo di ispirazione per la propaganda politica moderna tanto che venne letto e ispirò profondamente dittatori come Lenin , Hitler , Stalin e Mussolini e venne usato per la costruzione del consenso necessario al mantenimento dei rispettivi regimi. Bernays seppe coniugare in modo efficace le teorie espresse da Le Bon insieme all'utilizzo delle conoscenze derivate dagli studi sulla psiche umana che andavano diffondendosi in quel periodo , sopratutto grazie agli sforzi di  Sigmund Freud , di cui tra l'altro era nipote . Difatti si accorse che facendo insistentemente leva su desideri e aspirazioni degli individui e più in generale delle masse , e anche sugli istinti e sulle emozioni primarie che hanno tutti sede nella parte inconscia della mente umana , si potevano aggirare  facilmente le normali resistenze che di solito operano a livello cosciente e quindi influenzare e ri-programmare  o per dirla più semplicemente manipolare radicalmente la mente umana e in questo modo garantire un'efficace controllo . Mentre queste conoscenze del funzionamento della " mente inconscia " vengono usate generalmente per tentare di risolvere conflitti e disagi personali in ambito psicologico , a livello politico e mediatico  vengono utilizzate per garantire facilmente consenso e aumentare o consolidare l' influenza e il  potere di chi se ne serve per promuovere i propri interessi  .
La pubblicità commerciale 
In ambito economico e  mediatico questi processi si possono chiaramente riscontrare nell'utilizzo della pubblicità commerciale ,  la quale serve a indurre i potenziali clienti a comprare un determinato prodotto non tanto per la sua qualità , ma per ciò che rappresenta o si pretende possa rappresentare . Difatti ogni prodotto acquistato e posseduto ,  garantisce un determinato status (anche a livello simbolico) che aumenta o diminuisce a seconda del brand scelto , e quindi del marchio dello stesso . La qualità e l'utilizzo del prodotto sono secondari : da qui nasce la tanto famigerata "obsolescenza programmata"  , grazie alla quale si assiste sempre di più alla creazione di prodotti pronti per essere usati in tempi più brevi  possibili e abbandonati e/o ricambiati a seconda delle esigenze della moda.  La pubblicità commerciale fa  generalmente leva su desideri , aspirazioni e speranze  che vengono proiettate su un determinato prodotto che viene venduto  , oppure molto più spesso sulla creazione di falsi bisogni e false necessità spacciate come fondamentali . Essenzialmente la pubblicità si basa inoltre sull'induzione in uno stato quasi ipnotico , ovvero uno stato psichico in cui le normali resistenze coscienti sono oltrepassate e l'Io ne è fortemente indebolito. 

Conclusione 
Il costante bombardamento pubblicitario che subiamo ogni giorno serve per renderci inconsapevolmente schiavi prima di tutto del nostro ego , e in seguito delle catene " invisibili " su cui si basa la società di consumo e dell'immagine moderna  , e quindi porta a delegare continuamente alle strutture e ai gruppi di potere che comandano ( banche ,  grosse multinazionali etc ) e passo dopo passo a barattare sempre più libertà nel nome di un sempre più fittizio " benessere " economico fondato unicamente sugli standard  finanziari , sull'andamento delle borse , insomma su tutto ciò che costituisce il PIL e di cui Robert Kennedy in un celebre discorso disse :
"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi"

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